Le graffe di patate del ricordo

Ci sono dolci, pietanze, odori,  che solo al pensiero, e poi alla vista, mi catapultano in altre dimensioni…dimensioni lontane legate al ricordo, sarà che sto invecchiando?

C’è una lunghissima fase della vita in cui si guarda solo avanti, poi la marcia rallenta e si comincia a sbirciare nei ricordi e nel passato e chi come me è golosa da sempre lega tantissimi ricordi al cibo.

Vedo braciole al sugo e penso alle domeniche a casa di nonna nella mia epoca pugliese, penso alla vigilia di natale e penso al “digiuno” fatto di enormi focacce con la mortadella, il digiuno era la mancanza di pasta e carne mentre le donne preparavano il cenone pantagruelico della sera.

Vedo tra gli scaffali del super le pesche sciroppate e penso alle mie estati in toscana a Cecina alle pesche sciroppate di zia Pia che conservava gelosamente in una cantina buia e fresca dove mi piaceva passeggiare perché odorosa e piena di conserve di ogni tipo tra gli scaffali ed era vedova, ed era sola…ma elargiva con parsimonia quindi rimaneva sempre il desideri delle pesche!

Vedo un Krapfen, ovvero graffa, ed il ricordo è forse tra i primi dell’arrivo in sicilia!

non ho ricordi di questo dolce prima in verità sebbene sia un dolce del sud, ma io boh…

Lo scopro invece ad Acireale in un hotel l’ Haloha d’oro , che nome pretenzioso, che per un’estate ed anche più divenne  la nostra casa, durante la scelta della casa, il trasloco, i viaggi di lavoro  tant’è vero che per mia sorella piccola la sicilia era l’hotel.

Li scorrazzavano indisturbate, andavamo in piscina , ci servivamo al bar come nella dispensa di casa e ricordo, e torno bambina, quando vidi sul banco una vetrina chiusa con queste ciambelle zuccherata e con mano ferma e sicura indicai quelle al cameriere come unica scelta per la colazione !

non le avessi mai scoperte!felice comunicai la notizia alle mie sorelle e diventammo delle consumatrici seriali di graffe!Non so perché quel bar fosse sempre nella penombra forse per contrastare l’accecante luce siciliana che si amplifivcava nel mare a strapiombo , ma quella vetrina brillava di luce propria!!

Ovviamente ricordo il tovagliolo leggero, il fazzoletto con la quale me la dava, ricordo la consistenza , l’odore ed il sapore e soprattutto ricordo la sensazione di appagamento e piacere assoluto!

al momento del conto mensile i miei scoprirono anche loro le graffe e ci furono razionate e centellinate anche perché non è che la mia fosse una silhouette esile, già allora dovetti scoprire la frustrazione del non mangiare perché sei grossa, diciamo che allora non c’era molto tatto e psicologia, tant’è che in famiglia uno zio mi soprannomino “a grèss” e così continuarono a chiamarmi i cugini , ma di fronte al piacere del gusto non sono mai riuscita ad arrenderenmi all’evidenza ed alla dieta!!

Ovviamente ogni posto ha le sue tradizioni, nei panifici pugliesi allora non erano gettonate, in sicilia si, sono ovunque più o meno buone , generalmente pesanti e grossissime usano l’impasto di rosticceria, io invece le amo più leggere in siciliano diremmo che “inghiummano” in bocca diventano pesanti anche da inghiottire se il morso e grande, io amo la leggerezza invece 

Le graffe che vi presento oggi sono leggere , morbide ed aromatiche e ne mangerei ben più di una ma la tendenza è quella dell’infanzia ed assaggio per apprezzare la preparazioni e lascio che a godere siano i ragazzi e gli amici, e vedere le facce scioccate dei ragazzi che non sanno neanche che si possano preparare a casa queste golosità rido, mentre  mio figlio da tutto per scontato esiste chi non immagina  che oltre le graffe anche la parmigiana non si vende solo in rosticceria!!

Bando alle mie solite ciance e lascio  a voi la ricetta delle graffe con patate semplicissima, senza complicazioni , nel blog ne troverete anche altre senza patate per chi è proprio frettoloso e si scoccia a lessare, ma vanno assolutamente provate!

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Graffe di patate del ricordo
I Krapfen approdarono in Italia, o meglio a Napoli, alla fine del XVIII secolo italianizzate divennero "graffe" facendo di Napoli la seconda patria.Un impasto ricco con farina, uova, patata lessa, zucchero che vengono fritte e ricoperte di "zucchero e sono di una golosità esagerata.Una volta erano dolci tipici del carnevale ora si apprezzano e gustano in ogni periodo dell'anno a buona ragione e vengono vendute ovunque , ma noi preferiamo farle a casa!
Tempo di preparazione 15 minuti
Tempo di cottura 3 minuti
Tempo Passivo 3 ore
Porzioni
20 graffe
Tempo di preparazione 15 minuti
Tempo di cottura 3 minuti
Tempo Passivo 3 ore
Porzioni
20 graffe
Istruzioni
  1. inserire nella ciotola della planetaria il latte, il lievito, lo zucchero e far sciogliere,Aggiungere la farina e cominciare l'impasto aggiungendo un uovo alla volta mentre si procede con l'impasto facendo assorbire ,
  2. con l'impasto incordato ed abbastanza lavorato inserire il sale ed in burro s pezzetti incordando bene, in ultimo aggiungere gli aromi e chiudere l'impasto.
  3. raccogliere e porre in ciotola e far lievitare senza però aspettare il raddoppio. Stendere l'impasto a 1 cm , compare con l'apposito stampo da 8 cm e poggiare man mano su carta forno.Coprire con pellicola e far lievitare circa trenta minuti .Rirtagiare la carta forno per immergere in olio caldo ìa 170° facendo dorare uniformemente.
  4. scolare ed adagiare su carta assoìbente poi rigirare nello zucchero semolato.

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